Era convinta che per ogni buio esistesse un margine di falsa inquietudine.

Perché l’inquietudine si innesta tra le pieghe della notte, ma ogni notte ha impresso un qualsiasi bel pensiero. Sarebbe stato quel bel pensiero a salvarla, la salvezza di ogni insonnia, la salvezza di ogni inquietudine da smascherare.

Era un piacere caldo alla pancia, la sicurezza di coprirsi ogni notte con quel bel pensiero. Ma anche lei lo sapeva che non sarebbe durato per sempre.

Tra la gioia e la paura, la seconda ha sempre prevalso sulla sua insicurezza imperfetta.

Ma ci sono notti in cui non sai dormire, e giorni in cui non sai pensare. Notti in cui la rabbia ti fa stare in piedi, giorni in cui l’incertezza ti costringe a letto.

Ma lei sapeva anche questo, sapeva di essere impotente di fronte alle emozioni, e sapeva che solo quel bel pensiero l’avrebbe salvata. Perché i pensieri non sono emozioni, ma le emozioni sono paure, o almeno per lei era così.

Quindi non è che lo amasse, l’amore è un’emozione, e non è che lo detestasse,anche questa sarebbe stata emozione, non gli era indifferente, semplicemente si accontentava di un bel pensiero. Senza emozioni, senza paure, non senza pensieri.

Quanto basta preservarsi dalle emozioni, per non stupirsi di fronte a un’assenza? La realtà è che non basta.

I giorni di assenza, i giorni di assenzio scandivano il tempo, sentiva le voci lontane, di un’assenza che non distrugge ma costruisce una consapevolezza. Assenza tagliente, silente, perfetta.

Sentiva che non sarebbe bastato farsi male, non sarebbe bastato assecondare il desiderio di notte e il cuore di giorno. Avrebbe dovuto allontanarsi, sarebbe stato più bello.

Avrebbe dovuto pensarla, sarebbe stato difficile, piangere , sarebbe stato giusto, avrebbe dovuto guardare indietro, aspettarla, esattamente impossibile.

E avrebbe voluto gridare quale fosse l’unico modo per non provare emozioni, ma nello stesso attimo si accorse lei stessa di essere l’emozione più forte. E non esisteva paura, non esisteva pensiero, perché bisogna inginocchiarsi alle fragilità per guardarsi negli occhi. Era questo l’unico modo. Soltanto questo.

Lo spogliò, e si spogliò dalle certezze, lo ferì, e si ferì di desiderio, e lo fece prima che tornasse a casa. Lo sognò ogni tanto, e lo pensò di rado. Respinse le bellezze e raccolse l’amaro del suo essere, Perché l’amaro era l’unico rimedio a un’amore. E amore non fu!

Avrebbe dovuto forzatamente ascoltarla, nelle parole scomposte, prenderla tra le fragilità di una giornata, stringerla tra le urla li fuori.

Ma solo lei sapeva quanto può distruggere stringersi, quando ci si stringe da già distrutti.

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3 pensieri su “Notti in cui non sai dormire

  1. ….bello ciò che hai scritto, anche se il ritmo incalzante della scrittura, fa temere la sopraffazione delle emozioni….
    Moravia a tal proposito scriveva:

    “Un male incerto provoca inquietudine, perché, in fondo, si spera fino all’ultimo che non sia vero; ma un male sicuro, invece, infonde per qualche tempo una squallida tranquillità”

    Ciao 🙂

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